
Li chiameremo IRAI, e sono due gatti.
Li incontriamo una mattina di inizio primavera, in un sopralluogo per la valutazione del rischio d’incendio. Giriamo per lo stabilimento a contar bancali, ponderare carichi d’incendio, esplorare vie d’esodo e interrogarci sull’effettiva necessità di reti idranti e sistemi di rivelazione.
Arriviamo in un magazzino telonato, addossato all’edificio principale, apriamo il sipario ed ecco che su un palco di scaffalature, in una scenografia d’imballi, entrano in scena.
Vigili e imperscrutabili, all’erta e indolenti, si crogiolano nella loro piena, tracotante consapevolezza di un’inarrivabile altezza, un’inafferrabile agilità ed una sostanziale superiorità sensoriale.
Ora, per onestà intellettuale, bisogna immaginarsi anche il loro punto di vista. Sono lì nel loro covo, tiepido e luminoso, in sessione di relax post caccia notturna, ma ecco che all’improvviso zampe maldestre squarciano il manto protettivo. Ecco che un piccolo branco di bipedi glabri profana il loro spazio emettendo suoni sgraziati e agitando scomposte gesticolazioni. Ecco che gli impostori alzano lo sguardo e con esso alzano pure le zampe armate di piccoli oggetti quadrangolari, sibilando intermittenze stonate.
“Chissà che se ne vadano prima possibile, queste forme di vita primitive”.
In effetti finisce che chiudiamo il sipario e ce ne andiamo, con qualche foto e il resto del sopralluogo da fare.
E con un’idea, che non è tra le soluzioni conformi né tra quelle alternative del codice di prevenzione incendi, ma magari potrebbe anche funzionare.
Per questo li chiameremo IRAI, dove la prima lettera sta per Insediamento invece che per Impianto, mentre le altre lettere si riferiscono proprio alle funzioni di Rivelazione e Allarme Incendio che senz’altro la guardiania felina svolgerebbe con tempestiva e infallibile efficacia non appena nel magazzino qualcosa andasse davvero storto.
