Frequenze di Venere su scogli triestini

La via del mare si stende tra la riva adriatica e la prima schiera di palazzi continentali, con le facciate impettite a guardare il largo. Ai piedi i palazzi della prima schiera si frantumano in tende, insegne e tavolini, ormeggi per la gente appena oltre gli ormeggi per le imbarcazioni.Già la seconda schiera di palazziContinua a leggere “Frequenze di Venere su scogli triestini”

“Uèè, iuvenes”

“Uè” risponde al telefono la donna sulla soglia nella bottega. Altrove sarebbe “Pronto” oppure “Hello” o magari “Allô”. Qui, alla porta del negozio di profumi affacciato su Corso Garibaldi, basta “Uè”, asciutto e squillante, con una sola “e” accentata forte. Un suono che apre la conversazione come una parentesi, e il silenzio che segue èContinua a leggere ““Uèè, iuvenes””

La me diga

“È questa la diga?” chiedo in parcheggio all’uomo che, bici e sporta alla mano, sta tornando dalla spiaggia. “Ciò, a xè questa a me diga” risponde lui, con l’orgoglio del padrone di casa e con la diffidenza di chi non si aspetta di incontrare forestieri. Ringrazio, saluto con sobria cortesia e mi incammino verso ilContinua a leggere “La me diga”

Naviglio controcorrente

Oggi Milano era soffocante, come le prime volte ma in modo diverso.Le prime volte, ricordo, l’aria era grigia, rifletteva il grigio opaco dell’asfalto e quello geometrico degli edifici e piombava giù come uno spesso tendaggio dal grigio profondo del cielo. Anche col sole a quel tempo Milano era grigia, almeno nel ricordo. Lo era pureContinua a leggere “Naviglio controcorrente”

Autostrada in carriola

A parte quella volta della carriola, la Valdastico Sud è un’esperienza rilassante. L’equivalente autostradale di una passeggiata lungo una roggia di campagna.Un paio di giorni fa, di prima mattina, era come rincorrere la nebbia. Di strada ne vedevo poca e quel poco avanzava con me. A parte questo, non c’era altro da vedere.Nel garbuglio psichedelicoContinua a leggere “Autostrada in carriola”

Solo una barca in riva al Ticino

Appena l’ho vista mi è venuto in mente Renzo. Tramaglino intendo. Poco importa se questo è il Ticino e non l’Adda. Guardo la piccola barca pastello ormeggiata a pochi metri dalla riva, che neanche sembra una riva quanto piuttosto un prato scivolato accidentalmente verso il fiume. Sotto il pelo dell’acqua i fili d’erba fluttuano nellaContinua a leggere “Solo una barca in riva al Ticino”

From The Fat to ValleyHouse

A fermarmi è stato il cavallo nocciola, che beccheggiava lungo le stringhe del recinto. Aveva due complici, a dire il vero: la luce sbieca che lo avvolgeva e, sullo sfondo, la sottile fascia di trapasso tra il profilo scuro della campagna e la pennellata arancio del basso cielo.Il cavallo con i suoi complici mi haContinua a leggere “From The Fat to ValleyHouse”

La Politica nel vuoto

Ebbene sì, mezzora strappata al flusso di una giornata di lavoro. Uno stacco, il salto di una battuta, un piccolo spazio di vuoto non previsto in agenda. E il vuoto, a lasciarlo fare, è bravissimo a riempire lo spazio. Fatto sta che a metà pomeriggio finisco il sopralluogo, salgo in auto, esco dalla rotatoria eContinua a leggere “La Politica nel vuoto”

Il Lido del Cinema

Bianco, vuoto, in disinteressata attesa, come lo schermo in sala fuori orario di proiezione.Così trovi il Palazzo del Cinema una mattina di giugno. Non sei lì per lui eppure lui, senza un cenno, ti trattiene. Ti aggancia con l’immobilità e col silenzio e, presto, arrivano loro. Arrivano come la corsa dei bisonti che, lontani nellaContinua a leggere “Il Lido del Cinema”

Tre volte a Capaci

Mi è capitato due volte di percorrere quel tratto di autostrada da Punta Raisi a Palermo, un rettilineo che non sembra un rettilineo, srotolato nell’interregno tra il mare e le montagne, attraverso quartieri soffusi, costruzioni non del tutto costruite, scorci di natura e spezzoni di umanità. La più recente è stata nel cuore di unaContinua a leggere “Tre volte a Capaci”