Seduti in magazzino

L’ampio corridoio di manovra come aula. Le casse di legno, a spina di pesce, come panche. Le scaffalature come sfondo scenografico. La prima volta, a ottobre 2020, si pensava fosse una circostanza straordinaria, destinata a rimanere isolata. La seconda volta, a luglio 2021, dava già l’impressione di tornare in un luogo famigliare, quasi fosse normaleContinua a leggere “Seduti in magazzino”

La direzione della sicurezza

Quando un consulente per la sicurezza viene chiamato in fabbrica di venerdì, tarda mattinata, a fine luglio, di solito è per qualche disgrazia. Perché luglio fa male, perché se non ci sono disgrazie c’è altro a cui dedicarsi, perché avere tra i piedi il consulente è un po’ una seccatura e lo fai venire soloContinua a leggere “La direzione della sicurezza”

Frequenze di Venere su scogli triestini

La via del mare si stende tra la riva adriatica e la prima schiera di palazzi continentali, con le facciate impettite a guardare il largo. Ai piedi i palazzi della prima schiera si frantumano in tende, insegne e tavolini, ormeggi per la gente appena oltre gli ormeggi per le imbarcazioni.Già la seconda schiera di palazziContinua a leggere “Frequenze di Venere su scogli triestini”

“Uèè, iuvenes”

“Uè” risponde al telefono la donna sulla soglia nella bottega. Altrove sarebbe “Pronto” oppure “Hello” o magari “Allô”. Qui, alla porta del negozio di profumi affacciato su Corso Garibaldi, basta “Uè”, asciutto e squillante, con una sola “e” accentata forte. Un suono che apre la conversazione come una parentesi, e il silenzio che segue èContinua a leggere ““Uèè, iuvenes””

La me diga

“È questa la diga?” chiedo in parcheggio all’uomo che, bici e sporta alla mano, sta tornando dalla spiaggia. “Ciò, a xè questa a me diga” risponde lui, con l’orgoglio del padrone di casa e con la diffidenza di chi non si aspetta di incontrare forestieri. Ringrazio, saluto con sobria cortesia e mi incammino verso ilContinua a leggere “La me diga”

In un mondo diverso

Lo incontro le prime volte ai corsi di formazione, parecchio tempo fa. Lunghi pomeriggi e intere mattinate, a volte di sabato, a parlare di sicurezza e salute nel lavoro. Perché bisogna. Perché è importante. Perché serve l’attestato. Faccio il possibile per ingaggiare, animare, coinvolgere, spesso funziona, spesso non funziona. Gli sguardi sventagliano dall’assonnato assente alContinua a leggere “In un mondo diverso”

Naviglio controcorrente

Oggi Milano era soffocante, come le prime volte ma in modo diverso.Le prime volte, ricordo, l’aria era grigia, rifletteva il grigio opaco dell’asfalto e quello geometrico degli edifici e piombava giù come uno spesso tendaggio dal grigio profondo del cielo. Anche col sole a quel tempo Milano era grigia, almeno nel ricordo. Lo era pureContinua a leggere “Naviglio controcorrente”

Un sorriso con la Basilica

“Ciò, vecio, mi digo che podemo farghea.”“Oh capo, sarà fadiga, ma me digo anca mi.” “Io dico che possiamo farcela.”“Non sarà facile, ma lo penso anch’io.” Vicenza, Contrà Porti, nel mezzo di un pomeriggio di metà marzo, più inizio primavera che fine inverno. Siamo nell’anno 1 D.C. (sì, Dopo Covid).La conversazione corre di traverso allaContinua a leggere “Un sorriso con la Basilica”

Assaggiatori di vaccini

Ad un certo punto è silenzio, interi secondi di silenzio teso e pesante. Di quelli in cui ogni movimento rimbomba, finanche un pensiero. Come l’equilibrio, il silenzio ha una sua versione stabile ed una precaria, che solo distrattamente si assomigliano. Siamo ora in un silenzio precario, ancor più stridente se si pensa al chiassoso eContinua a leggere “Assaggiatori di vaccini”