Se tutti fossimo più intelligenti – Parte 1

Siamo ai titoli di coda, e il cantiere sembra rimettersi in carreggiata.

È a questo punto che, uscendo, il referente di un’impesa mi passa vicino e mi dice, a bassa voce: “Comunque… se tutti fossimo più intelligenti, eviteremmo di perdere tempo”.

Non mi capita spesso di restare senza parole, ma stavolta capita. Perché, in un paradosso semantico, mi trovo ad essere perfettamente d’accordo con ciò che dice e in netto disaccordo con ciò che intende.

Mi limito stavolta ad allargare le braccia.

D’altra parte la riunione di coordinamento finita poco fa è stata piuttosto vivace, convocata d’urgenza per arginare una deriva di disordine che tirava dentro forma e sostanza. È stata più del solito un gioco di ruolo a puntualizzare, contestare, rilanciare, ridimensionare, richiamare, sminuire e riportare le cose, a fatica, in uno schema ragionevolmente conforme e controllato. È stata più del solito una partita tra “bisognerà fare le cose per bene” e “bisognerà pur fare le cose”, tra “non si fa un passo fuori dalle regole” e “se stiamo alle regole non si fa un passo”. Insomma, è stata un po’ più della solita commedia che ci si concede, in fabbrica come in cantiere, fino all’istante in cui casca la disgrazia: poi il canovaccio cambia, e non è più commedia.

Fatto sta che si è concluso di fermare tutto per qualche settimana, risistemare la forma, raddrizzare le traiettorie della sostanza e ripartire dopo l’intervallo.

OK, ci siamo. Sciolta la riunione, andiamo a vedere com’è la situazione là fuori, le lavorazioni appena iniziate e ora sospese, i materiali e le attrezzature già scalpitanti in trincea, le squadre pronte e armate che adesso devono aspettare, le agende da rivedere, gli incastri da rifare e un meteo che, di questi tempi, non collabora.

Pazienza, è andata così, e se c’è da rinviare si rinvia, chi deve rimediare rimedierà, che deve pagar pegno se ne farà una ragione.

The end. Lieto fine. Forse.

Ed è lì, in uscita, che arriva la battuta a sorpresa: “Comunque… se tutti fossimo più intelligenti, eviteremmo di perdere tempo”.

Hai presente quando, al termine di un thriller, dopo vicissitudini disperate e salvifiche peripezie, tutto sembra finire per il meglio, i buoni vincono ed il male è debellato? Hai presente quando, in mezzo ai titoli di coda, balena fugace e inattesa quell’ombra cupa, malconcia ma sopravvissuta, a preannunciare un sequel?

Ecco.

Pubblicato da Alberto Vicentin

Dal 1972 (cioè dall'inizio) residente a Brendola, nella provincia vicentina. Ingegnere chimico, consulente ambientale, giornalista pubblicista e... mi piace scrivere (www.spuntidivista.blog)

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