LA VIA DEL 626

Finalmente ho trovato dove mandare il prossimo che chiama in Studio perché ha sentito del nuovo decreto sulla sicurezza (“Quale nuovo decreto?” “Ma sì, quello là, me l’ha detto il commercialista” “Intende forse l’81, che c’è ormai da sedic’anni?” “No no, quell’altro, con tutte le carte da fare” “Guardi, cerchiamo di fare ordine…” “Ah si, ecco, quello del salvalavita… il 626!”) e perché vuole fare il minimo indispensabile per essere a posto e poi non pensarci più.

Lo mandiamo al 626, che come sentiero è niente male, tra boschi di larici e cembri, grandangoli sulle Pale, un lago (di Bocche) brulicante di pesciolini e pure un obelisco in quota (ai 2.268 di Val Miniera).

Insomma, per non pensarci più è un’ottima soluzione.
Poi uno torna in piano, e magari si riprendono i discorsi.

P.S. Mia nonna Piera, al tempo, avrebbe suggerito l’alternativa di mandarlo a Ciùpese par Cagnàn, entrambe località semi-mitologiche dell’estrema ruralità veneta. Con buona pace della corrispondenza numerica.

Pubblicato da Alberto Vicentin

Dal 1972 (cioè dall'inizio) residente a Brendola, nella provincia vicentina. Ingegnere chimico, consulente ambientale, giornalista pubblicista e... mi piace scrivere (www.spuntidivista.blog)

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