
Oggi al cantiere c’erano panini con salsicce e rape, e me li sono persi per poco.
D’altra parte non era previsto nel gantt e nemmeno nei POS.
Alla partenza il termometro dava -5° C, retaggio di una notte di gennaio stemperata appena dal cielo ciano e dal sole albino del primo mattino. Mica roba da picnic dunque.
Via col cantiere della mezza rotatoria in costruzione, odore di terra dura e gas di combustione.
Poi al cantiere del tetto e del fotovoltaico, odore anonimo che cede a sentori di prato in disgelo.
Ore 9.00, terza tappa, al cantiere della nuova palazzina residenziale, dove so che, tra vani, pareti e livelli, si annidano cartongessisti, intonacatori, idraulici, elettricisti. E mi aspetto, come segnaletica olfattiva, gli aromi di polveri e gessi, di malte, sabbie bagnate e metalli surriscaldati, di sigaretta forse.
Entro, imbocco la lignea scalinata centrale e un inaspettato odore di grigliata sagraiola mi sorprende a mezza rampa.
Penso di aver mal decodificato i segnali di inizio giornata, le narici intorpidite dal freddo.
Ebbene no, quell’odore c’è proprio.
Penso che provenga magari da qualche previdente cucina di case vicine.
Ebbene no, è proprio lì, al secondo piano.
Griglia fumante, corpi del reato sparsi e ancora tiepidi, tracce incontrovertibili di una recente lavorazione in variante.
“Sono arrivato tardi” dico.
“Eh sì, abbiamo fatto alle 8.00” dice.
“Peccato, la prossima volta avvisatemi” dico.
“Va bene, ma… non è mica vietato, vero?” dice.
“Mah, non importa, direi che apprezzo l’iniziativa” dico.
“In effetti, erano niente male” dice.
“Vedo che ci sono avanzi” dico.
“No no, è che eravamo pieni e li abbiamo lasciati là sopra troppo. I se gà brusà” dice.
“Senti, esattamente cosa avete fatto?” dico.
“Salsicce e rape, con coca-cola e caffè” dice, con un sorriso che fa riecheggiare i sapori.
“Devo inserirle nel PSC, come procedura operativa per le riunioni di coordinamento” penso, facendo finta di non sorridere.