
L’innesco è la bambina, seduta all’angolo nord della cabina. “I want to go faster. Teachers keep saying SLOW SLOW, but it’s boring. I can ski and I like to ski fast”. Sui 4 o 5 anni, inglese madrelinqua, registro ritmato e vispo, verrà fuori che è una piccola londinese.
La signora seduta al suo fianco e di fronte a me, al centro della panca, la rassicura, che c’è tempo per andare più veloce, che bisogna prima imparare, con pazienza, e che poi sarà anche più bello prendere velocità. Inglese maturo e confidente, non madrelinqua, verrà fuori che è un’insegnante, delle parti dei laghi lombardi, sposata con un olandese.
Il ragazzino seduto all’angolo est è taciturno ma non del tutto. Sorride un po’ divertito e un po’ canzonatorio alle lamentele della bambina e accenna che no, non è poi vero che i maestri fanno andare troppo piano, che fanno andare nel modo giusto per un corso di sci. Sui 10 anni, inglese fluido e naturale, verrà fuori che è di Varese e frequenta una scuola europea dove si parlano, insegnano e imparano 18 lingue, ma non tutte insieme: ogni alunno ne fa solo quattro o cinque alla volta. Lui ad esempio parla anche francese, spagnolo, tedesco, e olandese ovviamente. Magari c’entra un nonno? Dopo una pausa precisa “A little Ukrainian too”.
Quando interviene il ragazzo dell’angolo ovest siamo a metà del volo che la cabinovia Colbricon Express traccia risalendo la vallata. Alza uno sguardo luminoso e dice che gli fa strano qui una conversazione in inglese, che finora da queste parti non gli era mai capitato e che lo fa sentire un po’ a casa, e lo dice con il tono di chi ha trovato finalmente un varco. Sui 16-17 anni, inglese americano, vive a New York ed è in vacanza da amici. Proprio a San Martino? Vicino, più giù, a Fiera. E gli piacciono queste piste o preferisce sciare negli States? Non lo sa, qui è bello ma dove sta lui, a New York, “it’s flat, you can’t ski”.
Sarà la singolare combinazione di provenienze, itinerari, età e velocità, sarà l’inattesa bolla anglofona creatasi a qualche metro di altezza sopra la neve trentina, sarà il sommario e vitale microcosmo venuto a riempire gli indolenti minuti di viaggio in cabina, fatto sta che alla stazione di monte si scende insieme, ci si guarda intorno e ci si saluta con la fuggevole confidenza di chi, slow o fast, ha colto qualcosa in comune.
E poi basta.