
Ogni scuola ha una sua voce, a volerla ascoltare.
Un bisbiglio che attende dietro l’angolo del corridoio, uno strepito che sale dal salone, un chiacchiericcio che serpeggia nella mensa, un coro che pulsa in un’aula.
Ogni scuola ha una voce tutta sua, tipica e unica, che racconta le storie e le persone, che prende forma nella frenesia delle ore brulicanti e poi riecheggia nelle onde lente dei tempi vuoti, che non importa perché sei lì ma lei ti prende e ti accompagna.
Anche quando stai girando per un mero sopralluogo da RSPP, a ispezionare ambienti e percorsi, a vedere se è tutto a posto e se si può far meglio, con una dirigente che ci tiene e ci crede un sacco, in un plesso per l’infanzia che brilla di tradizione e novità.
Ad un certo punto mi accorgo che Giorgia si sofferma più a lungo del solito a fotografare una parete, e penso che stia fissando un’uscita di sicurezza o controllando la segnaletica o segnando un estintore.
E invece sta semplicemente fotografando le farfalle.
E ascoltando la voce della scuola.
Che cresce in sottofondo e si espande nello spazio componendo via via una frase che subito è un suono tenue e poi diventa via via parole fino a scandire inequivocabile il suo modo di dire ai bambini, e a tutti, quel che c’è da fare:
“In caso di emergenza, aprite alle farfalle”