
Un istante prima del crollo chi avvisava del pericolo e promuoveva soluzioni, anche radicali, era un allarmista, un racconta-favole o peggio uno speculatore. Un istante dopo il crollo chi minimizzava il pericolo e osteggiava le soluzioni è sprovveduto, inaffidabile o peggio un assassino.
Un istante prima volteggiavano negazionisti, conservatori e pre-nostalgici, quelli che “tranquilli non succederà nulla, è sempre stato così”, quelli che “ci sono cose più importanti” e “dovrete passare sul mio corpo”. Un istante dopo volteggiano esperti e giudici, quelli che “l’avevo sempre detto”, quelli che “non toccava a me decidere” e “al rogo i responsabili”.
Tra quei due istanti, vicini eppure inconciliabili, c’è un vuoto che, assieme a ponti e scuole, inghiotte competenza, intelligenza, sensibilità, onestà, visione politica e anche coraggio: tutti strumenti necessari per fare prevenzione, per investire su ciò che non si vede e su ciò che non deve accadere, per valutare e combattere i rischi quando sono ancora tali, semplici e inconsistenti possibilità, che forse si materializzeranno in danni, o forse no.
Prima era uno spreco, poi non è mai abbastanza. Prima non c’era fretta, poi è troppo tardi.
In mezzo c’è un vuoto da colmare.