Con Roberto in INTERRAIL

Pubblicato su IN PAESE 167 di Aprile 2019 – http://prolocobrendola.it/inpaese/

Stiamo ascoltando il primo singolo, MONACO BUDAPEST, “un mix di ricordi personali e di canzone d’amore” spiega raggiante Roberto. E Beatrice aggiunge, quasi sospira: “Sì, lui ha un debole per i ricordi”. Un debole per i ricordi che diventa anche uno stile narrativo. Perchè, insomma, il presente è vivo, autentico, però scappa subito, mentre il ricordo resta, si fissa e lascia un’impronta. Allora ecco l’idea: prendere il presente, con le sue emozioni e le sue fantasie, e raccontarlo come fosse un ricordo. È un’idea che accompagna non solo il primo singolo ma l’intero nuovo album di Roberto Balbo.

L’album si chiama INTERRAIL e si presenta come un viaggio, “il viaggio della mia vita. Ho voluto prendere la metafora del viaggio perché solitamente il viaggio mi dà adrenalina e mi spaventa allo stesso tempo. Di solito quando faccio un viaggio parto pieno di paure e torno con un bagaglio in più, con la voglia di rimanere il più possibile nel posto che sto lasciando”.

Ne parliamo un tardo pomeriggio di fine marzo, nel suo negozio, tra testi, musiche e… scarpe. Il crepuscolo primaverile asseconda il racconto. Là fuori dalla vetrina le auto si diradano, la luce si affievolisce e i contorni sfumano, insieme ai luoghi e ai tempi della giornata. Là fuori dalla vetrina c’è Brendola, ma nel crepuscolo potremmo immaginare qualsiasi altro luogo e qualsiasi altro tempo, tipo Roma Monaco Budapest Milano Manchester Londra Tripoli oppure il 2006 o gli anni ’70. Un campionario di luoghi e tempi che si incontrano e si ricompongono proprio tra i testi di INTERRAIL. “Nelle mie canzoni non c’è per forza un filo che collega tutti i brani, c’è piuttosto un’espressione di libertà. Questo l’ho imparato da De Andrè: prendere le immagini, le idee e le musiche e mescolarle insieme liberamente.”

L’album arriva tre anni esatti dopo ROTTA IMPREVISTA e l’avventura di Sanremo. “Sono partito da quella rotta imprevista, in cui mi sentivo anche molto inesperto ma che mi ha fatto conoscere e fare le prime vere esperienze professionali nella musica, per arrivare ad un punto di scrittura ben delineato. Ne esce un disco completamente Indie, totalmente diverso da quello precedente.” Timidamente gli chiedo cosa voglia dire Indie. “È un genere nuovo, una cantautorialità originale, con testi freschi e fresche sonorità, anche più del pop, tanto che passa molto in radio e riesce a raggiungere le persone. Perché in fondo la musica la fa la gente che ascolta, ad ognuno possono arrivare sensazioni ed emozioni diverse, l’importante è che arrivino.”

A questo punto la domanda è quasi inopportuna, ma mi scappa lo stesso: a chi si rivolgono le sue canzoni? “Probabilmente la fascia che mi è più vicina si colloca tra i 15-18 anni e i 40 anni, ma ai miei concerti vedo un mash-up di persone. Potremmo dire che il mio destinatario ideale è proprio l’ascoltatore vero, colui che si mette davvero in ascolto e che così può ricevere e trattenere a modo suo.”

Se MONACO BUDAPEST è la “canzone più vera” dell’album, arrangiata e prodotta direttamente da Roberto, nelle altre si coniugano i contributi di più autori: “Avere più teste è sempre diverso che fare tutto da solo, bisogna sapersi ascoltare, bisogna considerare e trarre il meglio da più punti di vista. Questo vale certamente nella musica, ma non solo nella musica!” Tra le preferite di Roberto c’è SEVENTIES (70’s), che è essenzialmente la storia di un amore non corrisposto ma che offre l’occasione di miscelare le incertezze del primo appuntamento con un pizzaiolo che non parla bene l’italiano, lo stile anni settanta, i ricordi di Bibione e il rigore sbagliato da un altro Roberto nel ’94. Ancora viaggi, ancora ricordi e ancora mescolanze quindi: “Ho voluto parlare di quelli che sono ormai le abitudini ed i cambiamenti che ci ha portato l’integrazione con le altre culture, per esempio mangiare indiano o il kebab, che anni fa non erano così conosciuti, e di come amiamo sempre i ricordi del passato che ci fanno stare bene quando ci tornano in testa.” Come nel brano MI RICORDI IL MARE: “Ho voluto scrivere una canzone che parla della mia infanzia, con gli amici del mare, quando non avevamo pensieri, e paragonarla alla mia vita di adesso”. Poi ci sono COLLATERALE, IN FONDO A QUESTA NOTTE, IL CIELO DI BERLINO e A METÀ STRADA: sette brani in tutto.

C’è molto Roberto dentro INTERRAIL, al punto che: “Ho finalmente scritto il disco che volevo”. Ma non c’è solo Roberto. “Nel disco ho voluto includere degli autori nuovi, diversi da quelli con cui ho scritto il disco precedente, mentre la produzione l’ho affidata a Protocollo Zero, studio che ormai mi supporta da molti anni, e gli arrangiamenti sono curati da me, Fabio Vaccaro e Eugenio Darie.”

Qualche singolo uscirà in anticipo tra social networks e radio, a partire da MONACO BUDAPEST, ma il primo concerto live sarà venerdì 12 aprile, alle ore 21:00, al Kitchen Teatro Indipendente di Vicenza. Seguiranno altre date live, che saranno pubblicizzate nei canali social. E per chi volesse fisicamente l’album, tipo un CD? Capisco subito, con un certo imbarazzo, di aver fatto una domanda d’altri tempi, ma in fondo s’è parlato tanto di passato e di ricordi. Roberto, condiscendente, mi rassicura: “Terremo qualche CD ai concerti, però l’album si potrà acquistare in rete.

È ora di salutarsi, il crepuscolo volge alla sera e la serranda del negozio è ormai abbassata. Fuori è buio e Brendola, o qualunque posto sia, ci attende. Ciao Roberto, ciao Beatrice, in bocca al lupo per tutto.

Salgo in auto e, fatalmente, le parole, i suoni e le impressioni sedimentano, trovano posto e si riordinano.  Mentre guido, fatalmente, qualche immagine si staglia e si fissa in primo piano. Tra tutte l’immagine di Roberto, seduto vicino a me sulla panca del negozio, mentre col suo pc mi fa ascoltare in anteprima alcune canzoni. La musica và, i testi scorrono e lui guarda un po’ me e un po’ il pc, sorridente come sempre, ma più concentrato, attento, quasi all’erta. Sembra in bilico tra la soddisfazione per il suo lavoro e la curiosità di ascoltarsi ancora per la prima volta. Sembra in bilico tra il piacere della sua musica e l’attesa dell’effetto che fa su chi la ascolta.

Mi viene in mente quanto sia bello scrivere, leggersi e leggere qualcosa insieme a chi l’ha scritto. E mi viene in mente la domanda che non gli ho fatto: cosa c’era dietro quello sguardo, mentre ascoltavamo le sue canzoni? Una risposta, forse, la troverò più tardi, quando, scorrendo i testi di INTERRAIL, mi imbatterò in una frase incastonata sotto il cielo di Berlino: “Quante sale che ho buttato alle spalle / Con mio padre che diceva sei un fallito da grande / Quante volte ho riscattato me stesso / E messo tutto dentro l’ennesimo testo”.

Pubblicato da Alberto Vicentin

Dal 1972 (cioè dall'inizio) residente a Brendola, nella provincia vicentina. Ingegnere chimico, consulente ambientale, giornalista pubblicista e... mi piace scrivere (www.spuntidivista.blog)

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