Riunione periodica “en plein air”

La differenza tra un pic-nic e una riunione di lavoro può essere minima, giusto un pc portatile al posto dei panini, e qualche metro di distanza dal prato.

Forse per questo, malgrado il contesto generale tutt’altro che rassicurante, c’era un che di spensierato e suggestivo oggi durante la riunione periodica del servizio di prevenzione e protezione, cui il decreto legislativo 81 del 2008 dedica l’intero articolo 35. Nelle aziende grandicelle, quelle oltre i 15 addetti, si deve fare almeno una volta all’anno, mentre nelle altre è facoltativa. Perché sia valida devono partecipare il datore di lavoro (che se proprio proprio non riesce può delegare qualcuno), il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, il medico competente e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (che in questo caso sono io). Possono poi partecipare anche altri, basta invitarli, e per legge è fissato addirittura l’ordine del giorno.

Fin qui tutto normale, un rituale aziendale che da oltre 20 anni si ripete puntuale e metodico, a tratti pure noioso nella sua litania di riferimenti normativi, resoconti di atti compiuti e programmi di buone intenzioni. La differenza, come sempre, la fanno le persone, che con la loro partecipazione, non solo fisica, e con il loro estro professionale e relazionale possono animare l’evento, dargli colore.

Oggi la questione è partita come uno dei tanti problemi COVID-correlati: non abbiamo a disposizione una sala abbastanza grande per la riunione. Mumble mumble… Qualcuno deve aver guardato fuori dalla finestra e, adocchiato l’ampio spazio all’aperto sormontato da un cielo clemente, deve aver azzardato: potremmo farla all’aperto.

Fa strano, sarebbe la prima volta, ma… perché no?

A quel punto, infranto lo schema logistico, il prato verde giusto davanti allo stabilimento, col suo letto di foglie variegate nelle 50 sfumature di giallo, chiamava a gran voce. Tuttavia, un po’ per ragioni pratiche, ad esempio l’orizzontalità di sedie e banchetto, e un po’ per uno scrupolo residuo di decoro, si è optato per il vicino piazzale pavimentato.

Ed è così che ci ritroviamo nella riunione periodica “en plein air”, nel mezzo della pandemia, nell’ennesima giornata di trepidante attesa per un nuovo dipiciemme e le relative restrizioni, strattonati da casistiche sempre uguali e sempre diverse di positività, tamponi, contatti più o meno stretti e procedure sanitarie, in piena zona industriale, in una delle tante aziende che cerca giorno per giorno, ora per ora un delicato, vitale equilibrio tra continuità del lavoro ed emergenza sanitaria.

Sono poi andato a cercare “en plein air” nel vocabolario (www.treccani.it):  “Espressione con cui è stato indicato il modo di dipingere proprio soprattutto degli impressionisti, non in studio, bensì all’aria aperta, allo scopo di rendere la particolare vibrazione della luce naturale e dell’atmosfera, scoprendo nuove gamme cromatiche

Una riunione periodica impressionista quindi. Suona bene.

Pubblicato da Alberto Vicentin

Dal 1972 (cioè dall'inizio) residente a Brendola, nella provincia vicentina. Ingegnere chimico, consulente ambientale, giornalista pubblicista e... mi piace scrivere (www.spuntidivista.blog)

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