La direzione della sicurezza

Quando un consulente per la sicurezza viene chiamato in fabbrica di venerdì, tarda mattinata, a fine luglio, di solito è per qualche disgrazia. Perché luglio fa male, perché se non ci sono disgrazie c’è altro a cui dedicarsi, perché avere tra i piedi il consulente è un po’ una seccatura e lo fai venire solo se proprio proprio ti tocca. Ancor più a ridosso delle ferie, con tutto quel che c’è da finire, spedire e sbrogliare.
Anche per questo, più di qualsiasi incidente, è straordinario l’evento per cui oggi sono stato convocato a Vicenza in Italbras SpA: nel piazzale dell’azienda, appena fuori dal magazzino, insieme ai dipendenti e alla direzione, si celebravano i 5000 giorni senza infortuni.
5000 giorni, cioè quasi 14 anni, senza che nessuno si faccia male!
E che sarà mai? Ce n’è di aziende che di infortuni non ne hanno mai avuti nella loro storia intera, tipo attività d’ufficio, negozi, anche tanti bar e ristoranti. Qui viene il bello: Italbras è un’industria manifatturiera che si muove tra metallurgia, chimica e meccanica, ci lavorano circa 60 persone e tra fusioni estrusioni trafilature decapaggi e sostanze varie ed eventuali non si fa mancare nulla. Quel che si fa mancare, dal novembre 2007, sono gli infortuni.
Cos’ha allora di speciale quest’azienda vicentina adagiata sulla sponda del Retrone, appena fuori dalla città, con finestre che guardano da un lato la zona industriale e dall’altro le verdi onde dei Colli Berici? Bè, bisognerebbe chiederlo a loro, a chi ci abita dentro, all’amministratore delegato Bruno Ceccon e al suo predecessore Warwas Torsten, alla HSE manager Barbara Benetti e alla RSPP Paola Peserico, ad ognuno degli addetti che ogni giorno, da 5000 giorni, ci entra, ci lavora e ne esce sano e salvo. Solo loro lo sanno.
Da consulente posso dire che, così come gli incidenti sono l’esito di una combinazione complessa e concatenata di cause scatenanti, la mancanza di incidenti è una combinazione altrettanto complessa e concatenata di disinneschi. E che un ruolo decisivo, preponderante lo giocano le persone, i loro comportamenti, la loro percezione del rischio, la posizione che riservano nella loro scala di importanza alla tutela propria e degli altri. Al punto che, a costo di essere sbugiardato, mi viene da dire che negli infortuni molto spesso lo stesso infortunato, un istante prima di farsi male, può scegliere di non farsi male.
Quindi sì, la sicurezza è una scelta, ed evidentemente in Italbras l’hanno fatta.

P.S. Siccome al consulente per la sicurezza, a forza di gestire disgrazie, tocca anche l’ingrato compito del menagramo, solo una sommessa raccomandazione per un’azienda che da 5000 giorni non ha infortuni: non pensare che gli infortuni non esistano. Anzi, solo grazie alla quotidiana, scomoda, incrollabile ed infausta consapevolezza che in qualsiasi momento il virtuoso conteggio di giorni incolumi può interrompersi, il virtuoso conteggio può andare avanti.
Appuntamento quindi al 2035, per i 10.000!

Pubblicato da Alberto Vicentin

Dal 1972 (cioè dall'inizio) residente a Brendola, nella provincia vicentina. Ingegnere chimico, consulente ambientale, giornalista pubblicista e... mi piace scrivere (www.spuntidivista.blog)

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