Il ragazzo del ’99 e la ragazza del ’30

Pubblicato su IN PAESE 161 di ottobre 2018 – http://prolocobrendola.it/inpaese/

Pretto Eugenio, nato a Brendola nel 1899, fu un ragazzo del ‘99. Partecipò alla battaglia del Piave nel 1918, a Nervesa della Battaglia.

Pluridecorato per il valore militare, per molti anni è stato Presidente della locale Associazione Combattenti e Reduci, che il 4 novembre di ogni anno celebra la propria giornata di festa e memoria.

Nel centenario di quella battaglia e della fine della Grande Guerra, la figlia Margherita Pretto lo ricorda con affetto e con stima. Margherita oggi ha 88 anni e vive nella sua casa di Vo’ di Brendola, che per tanto tempo ha condiviso con il marito Aurelio Dal Prà, storico veterinario del paese. Margherita racconta il suo affetto e la sua stima per il padre Eugenio attraverso alcune foto di mezzo secolo fa, che conserva in una busta dell’epoca e che mi mostra un sabato pomeriggio di settembre. “Le ho trovate qui a casa” dice “e mi è venuto in mente che, forse, potrebbero interessarti per il giornale”. Sono foto del 4 novembre 1967, scattate a Brendola durante la cerimonia commemorativa sul monumento ai caduti, di fronte al Municipio. I luoghi erano un po’ diversi rispetto ad oggi, ma si riconoscono. Così come si possono riconoscere le persone, almeno alcune. Tra queste c’è Eugenio, che fa il suo discorso da presidente e da ragazzo del ‘99. E da quelle foto Margherita ripesca ricordi e sensazioni, mentre meticolosamente prepara un caffè: moca, vassoio, tazzine, cucchiaini, zucchero e… “Corretto cognac?” Non lo bevo mai corretto, ma stavolta bisogna andare fino in fondo: come si fa a ostacolare un tal rituale?

C’erano figli che incontravano i loro padri al fronte, nel 1917. Avevano appena 18 anni, qualcuno arrivava in guerra e proprio lì trovava il papà che era partito anni prima.” Un episodio su Eugenio in quel finale della Grande Guerra? “Una volta era su una barca lungo il Piave, su una sponda c’erano gli Italiani e sull’altra gli Austriaci, e si sparavano contro. La barca si rovesciò e andarono tutti in acqua. Mio papà fu fortunato e, malgrado la corrente, riuscì ad afferrare un cespuglio che affiorava. Rimase lì, aggrappato e nascosto, per ore, ma verso sera l’acqua cominciò ad alzarsi, sempre di più. Non sapeva che fare, poi passò un’altra barca, erano Italiani, e lo raccolsero. Così si salvò”. Un episodio, tra mille episodi. Margherita sorride, ma ammette: “C’è una cosa che mi dispiace. Non essermi fatta raccontare di più quando mio padre era vivo. Non aver ascoltato di più quelle storie. Ma allora ero giovane, avevo altre cose in mente”. Mille storie, la stessa storia. E mentre io finisco il caffè, a prendere gli appunti ci pensa Enrico, mio figlio di 8 anni.

Un bambino del ’09, che prende appunti mentre Margherita, una ragazza del ’30, racconta di suo padre, un ragazzo del ’99. Questi numeri sfiorano, con la delicatezza e la forza della vita vera, tre secoli di Storia, e la Storia, così lunga e complessa, preziosa e insidiosa, diventa piccola, vicina, lineare, maneggevole. Come il cucchiaino d’argento nella tazzina in ceramica del caffè al cognac. La Storia è tutta qui, ora, a volerla afferrare.

Pubblicato da Alberto Vicentin

Dal 1972 (cioè dall'inizio) residente a Brendola, nella provincia vicentina. Ingegnere chimico, consulente ambientale, giornalista pubblicista e... mi piace scrivere (www.spuntidivista.blog)

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