Domani sono ancora qui

In mezzo alla pista da sci vedo una figura fuori contesto.
È una vecchietta, indossa un vestito grigio lungo, all’antica, e mocassini neri bassi che si stagliano nella neve, quasi pattinano. Un po’ come si staglia il suo vestito grigio tra le sgargianti tute degli sciatori.
Attraversa la pista di Santa Maddalena, in alta Val Casies, e fa un cenno a mio figlio Enrico di fermarsi, mentre con le mani già rovista in un piccolo fagotto di carta. Tira fuori un pezzo di waffel e gli chiede: “Vuoi?”
La sua voce bisogna immaginarla in un italiano curato ma timbrato da quel fiero accento altoatesino, che scandisce le parole e conferisce loro un’importanza particolare.
Ci racconta che tutti i giorni fa questa passeggiata circolare, dalla chiesa lungo la valle poi fin qui su per poi tornare verso la chiesa. Una volta andava più in alto, ma adesso: “Non sono più tanto giovane, ora sto un po’ più in basso. Eh sì, 89 anni ora. Ma una volta salivo su fino al confine con l’Austria, e oltre, ancora c’erano i finanzieri e controllavano la frontiera. C’era tutto una volta”.
Fa un largo giro con gli occhi seguendo la corona delle montagne, che sono evidentemente le sue montagne, così come questo è il suo cammino e questo il suo tempo. Ci ripenso: lei non è fuori contesto, lei qui è il contesto.
Ci racconta di quando durante la guerra saliva tutti i giorni alla malga alta, verso il confine, per star dietro alle mucche, e tutti i giorni tornava giù con il latte sulla schiena: “Proprio qui sopra lo mettevo” mostrando la spalla. “Ci andavo io perché i miei quattro fratelli erano tutti in guerra. Ma sono tutti tornati”. Sembra una constatazione, ma sta raccontandoci il suo miracolo.
Poi guarda Enrico e dice una cosa che per un attimo zittisce e riempie la valle: “Tu sei piccolo, non hai visto la guerra, e non la vedrai mai. La guerra… solo chi l’ha vissuta sa davvero cos’è. Noi l’abbiamo vissuta, ma tu non la vivrai mai.”
La guardo, attendo, accenno: “Speriamo, sì, ma non si sa mai”. Lei alza lo sguardo: “Sì, non si sa mai, ma speriamo. E preghiamo”.
La ringraziamo per il waffel, e per tutto, e lei si incammina verso la stradina a lato della pista, proprio quella della foto, lungo cui svanirà tra pochi istanti, dietro gli alberi. Ma prima guarda ancora Enrico e gli chiede: “È buono?” Lui con il waffel in mano annuisce e lei, salutandoci, aggiunge: “Domani io sono ancora qui e ne porto ancora, se vuoi”.

Pubblicato da Alberto Vicentin

Dal 1972 (cioè dall'inizio) residente a Brendola, nella provincia vicentina. Ingegnere chimico, consulente ambientale, giornalista pubblicista e... mi piace scrivere (www.spuntidivista.blog)

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