Barba e Alvise da Pellestrina

Inizio giugno 2020, un primo pomeriggio, a Pellestrina: viene intercettata una chiacchierata tra gabbiani, fronte laguna, in lingua originale (in coda sottotitoli in italiano**).
“Sto giro, Alvise, lì gà molà fora sul serio.”
“Oh, Barba, varda lì, i xè tuti in giro”.
“Taxi và, e tuti tra i piè par isoe oncò, sti fioi.”
“Me digo che no xè restà nesun in teraferma”.
“I core e i ciacoa come pioci imbriaghi”.
“Eh, amigo, i lì gà sarà su a carnevae e da alora ghe sarà restà el borezo”
“Te ghè rason, Alvise, sarà par queo che i xè tuti in màscara”.
“Craaaaa, craa. A te me fe morir, Barba. In màscara…”
“Ma i xè dei cancari, seto. Naso fora, boca fora, màscara in scarsea.”
“Ma gai capio calcosa secondo ti?”
“Un casso i gà capio. Vardali, bei fa el sole, tuti imucià, in festa.”
“Fin ieri l’altro tuti sarà su, tuti spaventà. Deso basta, come no fose suceso gnente.”
“Alvise, scoltame mi: i unici fioi che gà capio davero xè sempre i fioi morti, ma quei no parla pì, e i altri va’ xò de spris.”
“Se stava mejo però, Barba, sensa tuto sto casin. I xè molesti a manego, sti fioi.”
“Sì, molesti e cojoni i xè, i fa altro che bacàn e sporco. Ma a calcosa i ne serve anca”.
“I ne serve sì. I buta in giro de tuto, e calcosa da magnar rumemo sempre.”
“E dopo, Alvise, credeme: mi el me mancava el zugo de volarghe sora e centrarli in testa col schito.”
“Anca mi, Barba, xè mia ugual schitarghe in testa ai colombi.”
“Vanti lora, godemosela prima che el corona lì incuea ancora”.
E volano via, a craaaaa craa alterni, in direzioni opposte, stesso cielo.

** Sottotitoli ufficiali, versione autorizzata dal tavolo permanente tra Ministero del Salto di Specie e parti sociali:
“Stavolta, Alvise, li hanno fatti uscire davvero.”
“Ebbene sì, Barba, guarda, sono tutti in giro.”
“Per giunta tutti qui che vanno per isole oggi.”
“Non ne sarà rimasto alcuno in terraferma.”
“Corrono e chiacchierano assai vivacemente.”
“Eh, amico mio, sono rimasti chiusi da Carnevale e sarà rimasta loro la smania di spassarsela.”
“Hai ragione, Alvise, sarà per quello che sono tutti in maschera.”
“Craaaaa, craa. Sei un burlone, Barba. In maschera…”
“Ma sono degli stolti, sai. Naso fuori, bocca fuori, maschera in tasca.”
“Secondo te hanno imparato qualcosa?”
“Non hanno imparato alcunché. Guarda che spensierati, assembrati e in festa.”
“Fino a pochi giorni fa tutti rinchiusi e spaventati. Adesso basta, come non fosse successo nulla.”
“Alvise, dammi ascolto: di tutti gli umani gli unici ad aver imparato davvero la lezione sono sempre quelli venuti meno, ma quelli non parlano più, e gli altri restano a far baldoria.”
“Si stava meglio però, Barba, senza tutto questo movimento. Disturbano parecchio questi umani.”
“Sì, disturbano e fanno stupidaggini, strepitano e sporcano. Ma ci servono anche.”
“Ci servono, sì. Gettano in giro di tutto, e noi possiamo sempre reperire qualcosa di commestibile”.
“E inoltre, Alvise, ti dico la verità: sentivo la mancanza del nostro gioco, volare sopra gli umani e prenderli di mira”.
“Anch’io, Barba, non è lo stesso prendere di mira i colombi.”
“Allora andiamo a divertirci, prima del prossimo lockdown.”

Pubblicato da Alberto Vicentin

Dal 1972 (cioè dall'inizio) residente a Brendola, nella provincia vicentina. Ingegnere chimico, consulente ambientale, giornalista pubblicista e... mi piace scrivere (www.spuntidivista.blog)

One thought on “Barba e Alvise da Pellestrina

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: