Luglio fa male

Quando si dicono queste cose in azienda c’è chi si affretta a toccare materiali e oggetti scaramanticamente appropriati, c’è chi ti addita come portatore di malasorte e c’è chi annuisce in silenzio confidando che riguardi sempre gli altri, ma lo dico lo stesso: A LUGLIO NEL LAVORO CAPITANO PIÙ INFORTUNI!

Lo mostrano le statistiche e lo conferma l’esperienza diretta. Ai corsi di formazione spieghi che oggi i morti sul lavoro, in Italia, sono in media dai 2 ai 3 al giorno per tutto l’anno, e che gli infortuni complessivi sono in media alcune migliaia al giorno per tutto l’anno. Poi vai oltre, racconti che dietro le medie si nascondono fenomeni significativi, ricorrenti, che determinano picchi di disgrazie nei lunedì mattina e nei venerdì pomeriggio, nei primi minuti e negli ultimi minuti del turno lavorativo. Non solo, conta anche l’anagrafe, se è vero che gli incidenti coinvolgono maggiormente i più giovani e inesperti (“non so che è pericoloso e ci casco”) e i più anziani ed esperti (“so benissimo che è pericoloso ma non ci cascherò mai”).

Ad un certo punto, ai corsi, fai la domanda: secondo voi in che periodo dell’anno ci si fa più male? Di solito i partecipanti conoscono d’istinto la risposta, e mentre stanno lì al sicuro, seduti sulle sedie in aula (o davanti allo schermo in videoconferenza), sorridono e ti guardano con complicità, o magari con condiscendenza: prima delle ferie, sì, anche a dicembre, ma soprattutto a luglio. Perché soprattutto a luglio? Perché fa caldo, perché si è stanchi, perché si corre di più per finire le commesse e per completare le spedizioni prima della sosta. Perché capita che a luglio la testa parta un po’ in anticipo per le vacanze, lasciando indietro il corpo, dimenticato e indifeso sul posto di lavoro.

Poi un anno, il 2020 per la precisione, ci si mette pure il coronavirus, che scombina i piani e indebolisce gli animi, rende incerti il lavoro e anche le ferie, confonde l’ordinario con lo straordinario, e ci si ritrova a luglio ancora più esposti del solito. Esposti a cosa? Be’, all’errore, all’imprudenza mascherata di fatalità, all’imponderabile, proverbiale deviazione dallo standard che, per quanto isolata, anche se capita una sola volta nella storia dell’umanità, può essere fatale.

Ai corsi su queste cose siamo tutti d’accordo. Anche alle riunioni periodiche. Anche nelle chiacchierate davanti al caffè con datori di lavoro, preposti e lavoratori. Tutti d’accordo, tutti consci, tutti sul pezzo. È solo per goliardia che ti mandano a quel paese quando avverti: OCCHIO COMUNQUE, CHE A LUGLIO NEL LAVORO CAPITANO PIÙ INFORTUNI! Poi il corso finisce, così come finiscono la riunione e la pausa caffè, e ognuno, tra una risata e un sospiro, scaccia i pensieri fastidiosi e torna alla sua normalità.

Perché in fondo le parole non ti tagliano la punta del dito, le statistiche non si conficcano in profondità nell’occhio, gli avvisi non ti schiacciano il piede appena sopra il puntale, le risate e i sospiri non ti spingono violentemente contro uno spigolo né ti fanno cadere dalla scala a pioli.

Fino all’istante in cui succede, magari proprio a luglio.

Allora inizia un’altra storia.

Pubblicato da Alberto Vicentin

Dal 1972 (cioè dall'inizio) residente a Brendola, nella provincia vicentina. Ingegnere chimico, consulente ambientale, giornalista pubblicista e... mi piace scrivere (www.spuntidivista.blog)

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