Barba e Alvise sulla seconda onda(ta)

Novembre 2020, pomeriggio inoltrato, spiaggia del Lido di Venezia: viene intercettata una conversazione tra due gabbiani originari della vicina Pellestrina, da mesi osservati speciali dall’Intelligence internazionale (trascrizione in lingua originale; in coda sottotitoli in italiano**).

“Ocio, Alvise, ecola che la riva. Un, do, tre… eco l’onda”

“Ehhhh, ostrega, ti te meti a contar le onde deso, Barba?”

“E come no? Ocio ocio, eco che riva n’altra. Un, do, tre… eco l’onda”

“Scolta Barba, gò capio che de sti tempi no ghe xè un casso da fare, ma molaghe co ste onde”

“Molarghe coe onde? Sito fora? Alvise, i ultimi che ghe gà molà coe onde i xè tutti sarà su da novo!”

“Senti, lo sa anca le canocie che dopo un’onda ghe ne riva n’altra”.

“Alvise, le canocie xè pì sveje dei omini! I gera tuti olandi e i se gà ciapà giusto sul muso la seconda onda del bao!”

“Ah, xè vero, na bea ciavada i se gà ciapà… Quei no gà meze misure: o col spriss in man o intubà in ospedale.”

“Prima i gera sarà su e i parea mati, dopo i li gà molà in giro e i parea mati, deso i xè sarà su da novo e i pare mati. Che i sia mati e basta?”

“Gnente, non i xè boni de metarse dacordo. Uno dixe saremo tuto, l’altro vole verzare tuto, uno che va drio al vacìn, l’altro dixe che el bao no esiste”.

“Tasi va là, i no-xè-vero-gnente xè boni di stare in spiagia, girar el culo al mare e dir che l’acqua no esiste”.

“Craa, craaaa, Barba, el culo al mare!”

“E dopo, Alvise, se ghe riva l’acqua sui calcagni i dixe che se solo un imbrojo dele fabriche de sugamàn!”

“Craaa, craaaaa, a te me fè morir Barba”

“Almanco i se perde via col novo zugo dee regioni, là: strega-comanda-color… zalo, arancio, roso”

“Con quelo che i gà traficà par piturar de verde tute le venessie… desso i li gà fati zali”

“Pì che un risico mi me par che el sia un rosico… Però dai, stavolta con le scole i tien bota, le xè ancora verte”

“Sì va là, i sta lì a spostar banchi e tacar cartei, ma i se gà distemtegà che a scola prima bisogna rivarghe… tuti imucià in coriera e in vaporeto”

“Certo che un pocheto i me fa anca pecà. I pensa de saver tuto, ma no i capisse gnente de bai e gnanca de onde”

“Ognimodo na roba mi me par che i la gai capia. Finalmente i se rende conto de eser dei pori can, tanto che i voe farse curar dai veterinari”

“Mejo tardi che mai. Deso però speremo che no i resta tuti sechi, e che i torna fora, se no a chi ghe schitemo in testa noialtri?”

“Speremo dai… ma, Barba, ocio ocio, varda in aqua, che bel pesetto che spunta là drio la spuma. ‘Ndemo farse on cicheto che xè ora!”

“’Ndemo Alvise, ciapa ben la mira e ocio ae onde: un, do, tre…”

** Sottotitoli ufficiali, versione autorizzata dal tavolo permanente tra Ministero del Salto di Specie, parti sociali, Pulizia di Frontiera e Comitato Tecnico Ondivago:

“Fai attenzione, Alvise, ecco che arriva. Uno, due, tre… ecco l’onda”

“Ohibò, ora ti cimenti a contare le onde, Barba?”

“Certo! Attenzione che ne arriva un’altra. Uno, due, tre… ecco l’onda”

“Mio caro Barba, capisco che in questa fase ci si annoia, ma dimentica le onde”

“Dimenticare le onde? Sei incauto! Gli ultimi che hanno dimenticato le onde sono tutti di nuovo in lockdown”

“Ascolta, lo sanno tutti che dopo un’onda ne arriva un’altra”

“Alvise, evidentemente gli umani no! Erano tutti spensierati e sono stati travolti dalla seconda ondata della pandemia”

“Ah, è vero, un bel problema per loro… Non hanno mezze misure: o a divertirsi o in ospedale”

“Prima erano rinchiusi e sembravano irrequieti, poi erano liberi e sembravano irrequieti, adesso devono di nuovo rinchiudersi e sembrano irrequieti. Che siano irrequieti?”

“Eh, di sicuro non riescono a mettersi daccordo. Uno vuole restrizioni, l’altro vuole libertà, uno cerca il vaccino, l’altro nega l’esistenza del virus”.

“In effetti, i negazionisti sono capaci di mettersi in spiaggia dando le spalle al mare e dire che l’acqua non esiste”

“Mi fai ridere!”

“E dopo, Alvise, se arriva l’acqua e si bagnano dicono che è tutto un complotto dell’industria degli asciugamani!”

“Mi fai ridere assai, Barba”

“Almeno si impegnano nella classificazione cromatica dei rischi per regione: giallo, arancione, rosso”

“Per il momento il Veneto è giallo”

“È una classificazione complicata… Però bisogna ammettere che questa volta stanno riuscendo a tenere aperte le scuole, per ora”

“In realtà si sono dedicati a banchi e segnaletica in aula, ma si sono dimenticati che prima a scuola bisogna arrivarci, e così si assembrano nei mezzi di trasporto”.

“Però un po’ mi spiace per loro. Pensano di sapere tutto ma non capiscono alcunchè di virus e di ondate”

“Però una cosa l’hanno capita. Finalmente si sono resi conto di essere degli animali e vogliono affidarsi ai veterinari”

“Meglio tardi che mai. Adesso però speriamo che non si estinguano, e che prima o poi tornino fuori, altrimenti il nostro export andrà a picco”

“Speriamo, è vero… ma, guarda là in acqua, che bei pesciolini guizzano in mezzo alla schiuma. Andiamo a farci un’apericena, che è ora!”

Andiamo Alvise, prendi bene la mira e attento alle onde: uno, due, tre…”

Pubblicato da Alberto Vicentin

Dal 1972 (cioè dall'inizio) residente a Brendola, nella provincia vicentina. Ingegnere chimico, consulente ambientale, giornalista pubblicista e... mi piace scrivere (www.spuntidivista.blog)

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