Fuochi e fumi in aula magna

Entrano che sembrano in gita. Fluiscono in gruppo tra porte e file di sedie come a cercare un covo. Parlamentano in un incessante sottofondo di brusii e squilli. Prendono posto con un loro ordine logico, determinato, per quanto imperscrutabile.

E così siamo pronti: tre classi di prima media (sì, giusto, secondaria di primo grado), una settantina di un-dodicenni riuniti a parlare di fuochi, incendi e sicurezza, tutti insieme, fuori dalle rispettive aule ma dentro la loro scuola. Neanche a farlo apposta (e davvero nel programmare il giorno non ci avevamo fatto caso) proprio oggi, nella GIORNATA MONDIALE PER LA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO. Che se ha un senso, quel senso sta anzitutto tra i banchi di scuola.

Colpisce quando una ragazzina alza la mano per dire che l’acqua spegne il fuoco perché, col suo vapore, lo soffoca. Colpisce quando un ragazzino agita la mano per dire che il terzo lato del triangolo del fuoco è il calore. Colpisce quando, tra video, disegni ed aneddoti, una selva di braccia sbandierate attende tenace un cenno di via libera per parlare di fumo che va in alto perché è caldo, di fazzoletto bagnato da mettere davanti alla bocca, di fuoco buono e fuoco cattivo, di cariche elettrostatiche e di coperta antifiamma. La quale coperta, sarà perché è leggera, sarà perché è piacevole al tatto, passa di mano in mano finché da laggiù una voce timida e nitida chiede: “Ma… questa si può avere anche a casa?”

Allora dai, già che ci siamo facciamo pure l’esperimento finale, direttamente lì dove ci troviamo: chiudiamo le porte, accendiamo la macchina del fumo, aspettiamo qualche minuto e vediamo come diventa la nostra aula magna quando c’è la nebbia, così tanta nebbia che non si vedono più le porte, le sedie accanto e quasi quasi neanche il quaderno appoggiato sulle ginocchia. Non sembra un posto diverso?

Finisce con le tre classi che a turno si alzano ed escono, sicure e vocianti nel fumo fitto verso il resto della loro giornata. Tutti sani e salvi.

Anche se… bè, all’inizio dell’incontro, giusto per rompere il ghiaccio, si era partiti da quattro domande facili. “Quanti di voi sono in prima media?” Tutti. “Quanti di voi non vedono l’ora che arrivino le vacanze estive?” Tutti. “Quanti di voi vogliono fare i vigili del fuoco?” Uno, convinto ma uno solo. “Quanti di voi vogliono accendere fuochi che poi gli altri dovranno spegnere?” Eh, insomma, tra battute e risate, ad occhio qualche decina. Ecco: curiosità, prontezza, energia e partecipazione non mancano di certo a questi un-dodicenni, si tratta di farne buon uso. Proprio come per il fuoco. D’altra parte, la scuola non è lì per questo?

Pubblicato da Alberto Vicentin

Dal 1972 (cioè dall'inizio) residente a Brendola, nella provincia vicentina. Ingegnere chimico, consulente ambientale, giornalista pubblicista e... mi piace scrivere (www.spuntidivista.blog)

Una opinione su "Fuochi e fumi in aula magna"

  1. Bravo Alberto!
    Si comincia da piccoli a far prevenzione…sperando che non sia l’unica occasione per parlare di sicurezza e questa non venga relegata alla visione di noiosi video che poi difficilmente saranno ricordati dai ragazzi e a volte anche dagli adulti.

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