Bruno e il cane che salì sul Mulaz

“Com’è il sentiero? Possono farlo anche i comuni mortali?”“Ma sì, cosa vuoi che sia. Andate, è un bel giro. No come i soliti giretti che fate voi.”“Proprio fin su in cima in cima, a 2.900? Non è per montanari esperti?”“Ma no, figurati. Una passeggiata per tutti. Ascolta, poco dopo il passo Mulaz invece di scendereContinua a leggere “Bruno e il cane che salì sul Mulaz”

Silenzio di nebbia

“Guarda avanti. Cosa vedi?”“Nulla. Non si vede niente.”“Guarda meglio, dimmi cosa vedi.”Silenzio di aria infranta sul parabrezza e pneumatici che raschiano l’asfalto.Poi:“Vedo… nebbia, parecchia.”“Nebbia sì. Solo quella?”“E un po’ di strada.”“E basta?”“E basta.”Silenzio di motore a basso regime e qualche colpo di tosse.Poi:“Cosa fanno secondo te?”“Eh? Di chi parli?”“Delle cose che vedi.”“Della nebbia e dellaContinua a leggere “Silenzio di nebbia”

Seduti in magazzino

L’ampio corridoio di manovra come aula. Le casse di legno, a spina di pesce, come panche. Le scaffalature come sfondo scenografico. La prima volta, a ottobre 2020, si pensava fosse una circostanza straordinaria, destinata a rimanere isolata. La seconda volta, a luglio 2021, dava già l’impressione di tornare in un luogo famigliare, quasi fosse normaleContinua a leggere “Seduti in magazzino”

La direzione della sicurezza

Quando un consulente per la sicurezza viene chiamato in fabbrica di venerdì, tarda mattinata, a fine luglio, di solito è per qualche disgrazia. Perché luglio fa male, perché se non ci sono disgrazie c’è altro a cui dedicarsi, perché avere tra i piedi il consulente è un po’ una seccatura e lo fai venire soloContinua a leggere “La direzione della sicurezza”

Frequenze di Venere su scogli triestini

La via del mare si stende tra la riva adriatica e la prima schiera di palazzi continentali, con le facciate impettite a guardare il largo. Ai piedi i palazzi della prima schiera si frantumano in tende, insegne e tavolini, ormeggi per la gente appena oltre gli ormeggi per le imbarcazioni.Già la seconda schiera di palazziContinua a leggere “Frequenze di Venere su scogli triestini”

“Uèè, iuvenes”

“Uè” risponde al telefono la donna sulla soglia nella bottega. Altrove sarebbe “Pronto” oppure “Hello” o magari “Allô”. Qui, alla porta del negozio di profumi affacciato su Corso Garibaldi, basta “Uè”, asciutto e squillante, con una sola “e” accentata forte. Un suono che apre la conversazione come una parentesi, e il silenzio che segue èContinua a leggere ““Uèè, iuvenes””

La me diga

“È questa la diga?” chiedo in parcheggio all’uomo che, bici e sporta alla mano, sta tornando dalla spiaggia. “Ciò, a xè questa a me diga” risponde lui, con l’orgoglio del padrone di casa e con la diffidenza di chi non si aspetta di incontrare forestieri. Ringrazio, saluto con sobria cortesia e mi incammino verso ilContinua a leggere “La me diga”

In un mondo diverso

Lo incontro le prime volte ai corsi di formazione, parecchio tempo fa. Lunghi pomeriggi e intere mattinate, a volte di sabato, a parlare di sicurezza e salute nel lavoro. Perché bisogna. Perché è importante. Perché serve l’attestato. Faccio il possibile per ingaggiare, animare, coinvolgere, spesso funziona, spesso non funziona. Gli sguardi sventagliano dall’assonnato assente alContinua a leggere “In un mondo diverso”

Naviglio controcorrente

Oggi Milano era soffocante, come le prime volte ma in modo diverso.Le prime volte, ricordo, l’aria era grigia, rifletteva il grigio opaco dell’asfalto e quello geometrico degli edifici e piombava giù come uno spesso tendaggio dal grigio profondo del cielo. Anche col sole a quel tempo Milano era grigia, almeno nel ricordo. Lo era pureContinua a leggere “Naviglio controcorrente”