Parole e immagini per il 2020

Quando ti chiedi se puoi fare qualcosa, la risposta è sempre SÌ.

“Libertà è poter dire la verità senza far mai soffrire nessuno” (Otto e mezzo, F. Fellini)

“Cerca di non diventare una frase fatta, perché tu sei poesia” (28 giorni, Betty Thomas)

Sappiamo che la perfezione non esiste, eppure dobbiamo continuare a cercarla.

“È sempre più facile essere prodighi quando si è in ristrettezze. Sono rari quelli che continuano ad esserlo una volta che ne hanno i mezzi” (Il primo uomo, Albert Camus)

Una volta sulla strada si è già altrove.

“Il sentiero procedeva su pendii che avevano intorno immobili tumulti di colline” (Le parole la notte, Francesco Biamonti)

“Era d’altronde uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla” (Seta, Alessandro Baricco)

“La professionalità, Steve, è rendere il massimo anche nelle condizioni peggiori” (54, Wu Ming)

“La gente è infallibile: sceglie quello che ti manca e poi non te lo dà” (Pastorale Americana, Philip Roth)

“La guerra non è una buona cosa, poiché sconfiggere un uomo è amaro quanto esserne sconfitto” (Il primo uomo, Albert Camus)

Chi non si arrabbia mai è pericoloso: potrebbe avere qualcosa di più grande da nascondere.

“Il segreto del comando sta nel saper unire alla fede nella propria infallibilità la capacità di imparare dagli errori passati” (1984, George Orwell)

Il montanaro della cabinovia

Ha l’aspetto e il piglio tipici del montanaro residente, di quelli in piena forma fisica e di età impossibile da indovinare, di quelli duri e severi fuori ma certamente buoni e pazienti dentro.
Lo immagineresti in malga o in alpeggio, e invece lo trovi alla stazione di valle della cabinovia, quasi invisibile tra tute psichedeliche e attrezzature sgargianti.
Sta lì, poco più mobile della struttura metallica dell’impianto, a monitorare il punto in cui le cabine chiudono le porte e sfilano verso la montagna.
Subito non lo noti, mimetizzato nel labile e invalicabile confine tra la zona mondana aperta al pubblico e la zona austera riservata agli addetti ai lavori.
Poi vedi che, al bisogno, lui interviene.
Una volta scatta a sistemare un paio di sci scivolati a terra, di traverso sulle porte in chiusura.
Il giro dopo si avvicina per raccomandare, più a gesti che a parole, di non appoggiarsi al meccanismo che chiude le porte.
Il giro dopo ancora bacchetta, con tono perentorio ma comprensivo, uno snowboarder che scrolla la neve sul pavimento dentro la sala, perché semplicemente “bisogna farlo fuori”.
E così ad ogni giro noti un suo movimento, un’accortezza, uno sguardo.
E così di giro in giro il montanaro della cabinovia diventa un riferimento, lo cerchi più della cabina stessa, è il garante della sicurezza, un baluardo del rispetto e dell’ordine, il guardiano delle regole.
Al punto che, quando all’ennesimo giro lo trovi con la sigaretta accesa sotto il cartello di divieto di fumo, non hai alcun dubbio: è il cartello a sbagliare.

Lui ha 9 anni

Lui ha 9 anni e gioca a calcio con mio figlio.
Passo a prenderli allo spogliatoio dopo l’allenamento per accompagnarli alla serata pizza con la squadra.
Il percorso dal campo alla pizzeria è breve, 3 minuti, e la conversazione deve adeguarsi.
“Dove abitano i tuoi nonni?” gli chiedo.
“In Burkina Faso” mi risponde, con un italiano sicuro e corretto ed un accento che rimanda alle radici.
“Ci sei mai stato?” chiedo.
Lui risponde: “Sì, anche troppe volte. ”
“Com’è là dove stanno i tuoi nonni?” chiedo, e intendo com’è il posto, tipo la città o il paese o il paesaggio.
Lui intende com’è davvero, e risponde: “C’è troppo oro, e c’è troppo poco cibo”.
Punto.
Il master integrato in geografia politica ed economia globale è servito.
In meno di 3 minuti.

Una passeggiata su Roma

Una passeggiata su Roma è, anche, un’avvincente esperienza antropologica, una ricca, dinamica esposizione di tipi umani, che prende forma da sola, passo dopo passo, incontro per incontro. Sì, è vero, questo vale, più o meno, per qualsiasi grande città. Il fatto è che a Roma i tipi umani non solo li incontri, ma li trovi accuratamente catalogati. La postura, il passo, lo sguardo, i tempi sono come etichette appiccicate su una teca invisibile: li vedi e subito li riconosci.
C’è quello che ti guarda da lontano, sul marciapiede di Via Nazionale, e tu sai già che ti fermerà per proporti qualcosa. Ha uno sguardo cordiale e magnetico, appiccicoso, che ti inchioda al dilemma: fingo di non vederlo sapendo che lui sa che sto fingendo, oppure lo assecondo e cortesemente lo schivo?
In Piazza di Spagna c’è quello che incede e volteggia con passo da sfilata, da solo o in coppia, sosta davanti alle vetrine perché le vetrine lo vedano, parla e ascolta così che qualcuno gli parli e lo ascolti, e se attorno fosse deserto lui svanirebbe.
In Piazza del Popolo c’è quello che scivola lento sui sempiterni sampietrini, con lo sguardo elevato sopra le teste della gente e venato di una fierezza senza tempo, conscio di appartenere alla città eterna e propenso a misurare col metro dell’eternità le piccolezze dei comuni mortali.
Nei Giardini di Villa Borghese c’è il ragazzo in età di scuola, nato e cresciuto nella capitale, che non ti guarda ma ti vede, che non gliene frega niente ma gli frega un sacco, quello che “non c’ho nulla da chiede’ perché so tutto, ma nun me chiede’ nulla che nun te vojo risponde’”.
In Via del Corso c’è quello che sembra un parlamentare, e lo è davvero, e disserta austero con i suoi pari mentre attraversa distratto un mondo di cui tiene salde le redini. E c’è pure quell’altro che sembra un parlamentare, ed evidentemente non lo è ma gli basta sembrarlo: se ne gode l’immagine per la strada senza prendersene i grattacapi, e non farebbe a cambio.
Nella Piazza davanti al Pantheon c’è quello che sorride con l’aria gioviale, e mentre ti avvicini sembra che si aspetti una domanda, giusto per poter essere d’aiuto, e tu lo saluti soltanto, e lui ricambia, anche se è evidente che è deluso, un saluto non gli basta, lui può fare di più, ma non importa: tu sai che se ripasserai domani, o tra 20 anni, lui sarà lì a disposizione, e sorridente.
In Piazza Navona c’è quello che garantisce l’ordine cosmico, presidiando il nastro colorato che, sullo sfondo di palazzi e fontane, delimita i varchi di accesso pedonale, rigorosamente a senso unico, uno solo per entrare e uno solo per uscire. Egli vigila e ammaestra, con voce perentoria, i flussi pedestri: a dispetto delle apparenze, lui sa che, se qualcuno malauguratamente imboccasse il verso sbagliato, l’intero sistema potrebbe perdere il suo labile stato di equilibrio.
In Campo dei Fiori c’è quello che ti fissa tra le bancarelle, immobile, serio, come se tu avessi oltrepassato il suo recinto invisibile e stessi calpestando il suo orto, e ti aspetti che da un momento all’altro ti venga vicino per farsi giustizia, e invece all’improvviso distoglie lo sguardo e ti chiedi se ti avesse mai guardato davvero.
E poi c’è quello che fa la raccolta differenziata autarchica in via Cavour, tra il Colosseo e la Basilica di Santa Maria Maggiore. Si accomoda a fianco del cassonetto, estrae un sacchetto alla volta, lo apre, seleziona ciò che gli interessa e il resto per terra. Metodico, concentrato, professionale, anche nell’abbigliamento: mica stracciato, piuttosto sportivo-informale. Ci si aspetterebbe che, su richiesta, sia in grado di esibire un tesserino da “selezionatore in conto proprio”, completo di P.IVA. Ora non so dire se la quota di scarto, a fine sessione, venga rimessa nel cassonetto: come gran parte dei professionisti, presumo che non ami essere osservato a lungo mentre lavora.
Al di là di questo e di molto altro, anzi anche per questo e per molto altro, Roma è spietatamente bella.

Chat di gruppo a scuola

Il mondo social è oggi, anche per la scuola, un’enorme opportunità e uno strumento prezioso, ma come tutti gli strumenti va usato bene. Esso offre enormi vantaggi e altrettante insidie, soprattutto perché, non guardandosi negli occhi, si rischia spesso di perdere di vista i modi, i ruoli e le regole di una buona comunicazione.
Al Polo dell’Infanzia di Brendola (www.poloinfanzia.it) abbiamo pensato di proporre, tra il serio e il faceto, alcuni spunti per la “vita di chat”, messi insieme da più fonti ed esperienze. Nessuna velleità di legiferare, imporre o limitare, piuttosto 10 idee da condividere, per riflettere e per convivere meglio.
In fondo la scuola è fatta per educare, non solo i bambini.

Incontri mattutini a Napoli

Incontro mattutino per le strade di paese nella provincia vicentina.
“Ciao, come va’?”
“Bene grazie, e tu?”
“Tutto bene.”
Punto. 10 secondi netti.

Incontro mattutino per le strade di Napoli.
“Buona giornata a te, che piacere vederti stamattina.”
“Il piacere è mio, carissimo. Tutto bene?”
“E come no? Tutto bene, tutto bene! Esco ora da casa per una commissione importante.”
“Sei di fretta allora…”
“Certo, devo correre, ma non preoccuparti, per gli amici non si è mai di fretta. A casa come stanno?”
“A casa tutto apposto. Solo io ho passato qualche giorno di malanno.”
“Oh, sei stato male? Mi dispiace! Che hai?”
“Nulla, malanni di stagione, non c’è di che preuccuparsi. Ma ora sto meglio. Stanotte ho riposato bene.”
“Ah, hai riposato bene stanotte?”
“Sì, proprio bene.”
“Oh, come sono contento per te. È un sollievo sapere che stai meglio.”
Pausa.
“Allora vado, ci vediamo presto”
“Certo, presto presto spero. Stammi bene.”
“Anche tu, e saluta a casa da parte mia.”
“Lo farò certamente, a casa ne saranno felici. Anche tu salutami tutta la tua famiglia.”
“E come no? Tutti te li saluto, ad uno ad uno, lo farò molto volentieri.”
“Tante cose a te.”
“Tantissime a te”
“È stato un piacere vederti stamattina.”
“Piacere mio.”
Punto. Molto più di 10 secondi.

Ecco un caso in cui dalla contaminazione culturale tutti possono trarre benefici.

L’inafferrabile questione degli odori

Quando parliamo di odore, bisogna anzitutto metterci d’accordo: di cosa stiamo parlando?

Della percezione sensoriale che il dizionario della lingua italiana (rif. Treccani) definisce come “la sensazione specifica dell’organo dell’olfatto, diversa a seconda delle sostanze da cui è provocata” e che, di per sé, riconduce (insieme agli altri 4 sensi) alla sfera delle peculiari e preziose capacità di esplorazione e conoscenza dell’ambiente circostante?

Oppure parliamo di un fenomeno di contaminazione dell’aria che respiriamo, un fenomeno che provoca fastidio, se non disagio (psicologico e fisico), e che richiama l’esposizione a sostanze indesiderate, forse anche pericolose per la salute? Qui si apre il delicato campo del confronto, e della correlazione, tra i rischi sanitari ed ambientali e le soglie olfattive.

O magari parliamo di una grandezza misurabile, che le moderne metodiche analitiche esprimono in unità odorimetriche (u.o.) e che, per dirla semplicemente, quantifica lo scostamento assoluto rispetto al livello di “odore zero”, non importa se nel bene (buon odore) o nel male (cattivo odore)? Che poi il buono e il cattivo scivolano inevitabilmente nel complesso mondo della soggettività, in cui ognuno può aver ragione e pertanto nessuno ha definitivamente ragione, né torto.

È importante capire anzitutto ci cosa stiamo parlando, perché da lì partono percorsi completamente diversi, che possono fermarsi ad una chiacchierata amichevole ma possono anche varcare le soglie dei tribunali.

Cosa dice la legge? A dire il vero poco o nulla, fino a poco tempo fa almeno. Eppure, come spesso accade, pur in mancanza di regole specifiche e compiute, c’è già giurisprudenza. Come dire: se manca la legge, la fa il giudice, caso per caso.

Dicono gli esperti che un avvocato per collocare penalmente il problema odore sia costretto a risalire fino al 1930, anno in cui compariva il Codice Penale e, all’art. 674, il GETTO PERICOLOSO DI COSE (Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito…). In sede penale bisogna quindi accertare che vi sia un getto, e con esso un soggetto “gettatore”, e che nel contempo vi sia un pericolo (per la salute? per l’ambiente? per il comfort psico-fisico del ricettore?). In ambito di Codice Civile invece gli odori finiscono verso l’art. 844, che parla di IMMISSIONI e di NORMALE TOLLERABILITÀ (Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi).

Ed ecco che, senza tanto clamore, il 19 dicembre 2017 il quadro normativo sembra timidamente iniziare a muoversi. Per la prima volta la questione odori entra nel D.Lgs. 152/06, il cosiddetto Testo Unico Ambientale, trovando una sua collocazione ed una sua prima (blanda) dignità nell’ambito della parte V, che parla di QUALITÀ DELL’ARIA. Il neonato art. 272-bis tratta così le EMISSIONI ODORIGENE: La normativa regionale o le autorizzazioni possono prevedere misure per la prevenzione e la limitazione delle emissioni odorigene degli stabilimenti (…). Tali misure possono anche includere (…): a) valori limite di emissione espressi in concentrazione (mg/Nm³) per le sostanze odorigene; b) prescrizioni impiantistiche e gestionali e criteri localizzativi per impianti e per attività aventi un potenziale impatto odorigeno, incluso l’obbligo di attuazione di piani di contenimento; c) procedure volte a definire (…) criteri localizzativi in funzione della presenza di ricettori sensibili nell’intorno dello stabilimento; d) criteri e procedure volti a definire (…) portate massime o concentrazioni massime di emissione odorigena espresse in unità odorimetriche (ouE/m³ o ouE/s) per le fonti di emissioni odorigene dello stabilimento; e) specifiche portate massime o concentrazioni massime di emissione odorigena espresse in unità odorimetriche (ouE/m³ o ouE/s) per le fonti di emissioni odorigene dello stabilimento.

Torniamo alla domanda iniziale e, alla luce di questa new entry normativa, proviamo a tirare le somme, parziali e provvisorie, almeno dal punto di vista di uno STABILIMENTO. Bisogna anzitutto chiedersi se i propri impianti e le proprie attività rilasciano, in qualche circostanza, emissioni odorigene. Non importa se lo fanno da decenni: chiediamocelo ora. Se sì, bisogna verificare che le sorgenti e gli inquinanti caratteristici, compresi quelli odorigeni appunto, siano autorizzati come emissioni in atmosfera e che le prescrizioni autorizzative siano regolarmente monitorate e rispettate (tra cui il rispetto dei valori limite in uscita).

A questo punto, in attesa di sviluppi normativi ed autorizzativi e fatta salva la gestione (forzata) di eventuali casi di lamentele/segnalazioni dal territorio, si possono mettere le mani avanti, cioè:

  • cercare se esistono, per le nostre sostanze odorigene, riferimenti attendibili sulla qualità dell’aria a fini sanitari e confrontarli con le concentrazioni di inquinanti nelle proprie emissioni in atmosfera;
  • individuare ed adottare le migliori tecnologie disponibili per l’abbattimento delle sostanze odorigene, e laddove non sia possibile, documentare le valutazioni e le decisioni del caso;
  • per casi critici completare il quadro conoscitivo con simulazioni di dispersione tramite campionamenti in sito e modelli di ricaduta, che descrivano le concentrazioni di inquinanti a cui sono potenzialmente esposte le zone circostanti.

Non c’è da aspettarsi che sugli odori e sulla loro tollerabilità arriveremo ad essere tutti d’accordo, né che si riusciranno a trattare in modo oggettivamente distinto i rischi effettivi ed i meri fastidi. Però la materia è in movimento e vari strumenti per affrontarla ci sono già. Ognuno può scegliere se aspettare di ritrovarsi con un problema da risolvere, magari urgentemente, oppure se cogliere qualche opportunità di approfondimento e di prevenzione.

E poi, diciamocelo, davvero servono leggi e codici e simulazioni per sapere se abbiamo effettivamente un’inafferrabile questione di odore di cui occuparci? O magari invece, a “ben fiutare”, i protagonisti, sia gli stabilimenti con i loro processi e i loro impianti sia i cittadini con le loro esigenze e sensibilità, sono già in grado di intuirlo da soli, “a naso”?

Children for future – 2

Si possono coltivare, per lo più legittimamente (ma non sempre), le più diverse interpretazioni sulla tutela ambientale, sul riscaldamento globale e sulla qualità della vita, sul consumo e sulla distribuzione delle risorse, sui costi sociali ed economici delle scelte possibili, sull’affidabilità delle fonti e della comunicazione, però…

Però quando ti trovi a parlarne davanti una platea di 150 bambini dai 3 ai 5 anni, che reagiscono (altroché!) ad ogni stimolo, che fanno “OOOHHH” per l’acqua trasparente che esce dal depuratore (anzi “piscina degli scarichi scuri”) e per l’aria pulita che esce dallo scrubber (anzi “doccia del fumo sporco”), che guardano “immagati” un video sulle nuove frontiere dell’ingegneria, che si indignano per una bottiglia di plastica a terra e poi corrono in cortile a fare il gioco della raccolta differenziata, beh, almeno due cose diventano evidenti:

1) si può fare molto per il futuro;

2) i giovani, e i bambini, non bisogna lasciarli fuori, anche perché loro, con o senza i cosiddetti grandi, ci sono già dentro.

Riporto da un post del Polo dell’Infanzia di Brendola (www.poloinfanzia.it) del 27/09/19:

Visto che non abbiamo un Pianeta B, continua il lavoro del Polo dell’Infanzia per prendersi cura del Pianeta A.
Oggi abbiamo viaggiato con i bambini nel mondo dell’ingegneria e della tecnologia, per arrivare alla tutela ambientale e in particolare al riciclo dei rifiuti ♻️
Dove va a finire una bottiglia usata se la getto per terra al parco giochi?
E dove va a finire la stessa bottiglia se la metto nel cestino giusto?
Nel primo caso la perdiamo nell’erba, poi nei fiumi e infine in mare, dove forma isole di plastica e magari viene mangiata da una sfortunata tartaruga.
Nel secondo caso fa un lungo, avvincente percorso, attraverso camion, piazzali, presse compattatrici, impianti di macinazione e lavaggio, macchine per stampaggio per tornare da noi, come nuova e ancora utile.

Per accompagnarci in questo viaggio è tornato oggi un personaggio ormai noto ai nostri bambini, l’ingegnere  abbigliato da impianto chimico (Alberto).
E, alla fine, tutti fuori ad esercitarsi: oggi i bambini hanno trovato il cortile pieno di cartacce, pezzi di plastica e altri rifiuti e, con calma, consultandosi tra loro e con le insegnanti, hanno ripulito tutto, mettendo ogni materiale nel contenitore giusto.
C’è sempre una risposta, a volerla vedere, quando ci chiediamo “Possiamo fare qualcosa anche noi?”

Il fascino decadente del Lido

Il fascino decadente del Lido, unito all’aria di sbaraccamento che si respira nell’ultimo giorno di Mostra del Cinema, produce un effetto di malinconia così trasparente e schietta da sconfinare verso un sentimento opposto, di vitalità e di allegrezza.
Come quando ti ritrovi ad immaginare quanti e quali disegni, colori e parole potranno ancora animare il retro anonimo di un foglio usato.
Come quando nelle pieghe di una realtà scomoda e indolente cominci ad intuire le traiettorie guizzanti di nuove idee e di instancabili opportunità.

Brendola – 1° luglio 2019

Occupandoci da oltre 20 anni di ambiente, sicurezza e gestione dell’emergenza, l’evento di lunedì 1° luglio 2019 non può che costituire per noi un’esperienza di forte impatto e di grande significato.

Siamo abituati a valutare rischi, organizzare esercitazioni, stendere procedure e tenere corsi, poi un giorno dalla finestra dello Studio la realtà, attuale e densa, incalzante e prepotente, ti coglie sempre e comunque impreparato.
Almeno un po’…

Ecco, è su quel “ALMENO UN PO'” che possiamo e dobbiamo lavorare, per sforzarci di vedere l’incidente prima che accada, sentire la pressione prima che arrivi, immaginare il danno prima che avvenga, e chiederci, con quel punto di vista (il punto di vista del DOPO), cosa sarebbe stato bello fare PRIMA.

Un ringraziamento a tutti coloro che, nella lotta impari per controllare un evento fuori controllo, hanno contribuito a limitarlo, evitando (con il favore delle fortunate condizioni meteo) conseguenze peggiori.
È successo, ormai l’evento è successo: la cosa più sensata è farlo diventare utile per il futuro.